Nell’epoca d’oro della navigazione a vela sui velieri era il suono argentino della campana di bordo che scandiva lo scorrere del
tempo.

In particolare era stabilito che la campana dovesse fare udire i suoi due rintocchi ogni mezz’ora.

Però alla fine di un turno di guardia e all’inizio del successivo (ogni 4 ore) la campana suonava otto volte (gli otto rintocchi di campana erano suonati alle 4, alle 8, alle 12, alle 16, alle 20 e a mezzanotte).
“Sono le otto e tutto va bene!” era la frase che si udiva sul ponte di coperta quando avveniva il cambio di turno tra la guardia montante e quella smontante.

Inoltre non era raro udire queste parole anche per alcune vie, quelle più prossime al porto, delle città di mare.
La campana di bordo suonava nel momento in cui la clessidra era capovolta.

Otto campane in marina indicava anche un
cambiamento, un passaggio da una situazione ad un’altra, un “taglio” quindi tra il vecchio e il nuovo.

Infatti la frase poteva avere anche il significato, che per Marinaio era finita…
finito il suo turno di guardia a bordo come pure la sua vita.

Era un modo di dire anzi un eufemismo per affermare che si poteva dargli l’estremo saluto!
Un’altra tradizione marinara, sempre riguardante i rintocchi della campana di bordo, era quella di suonarne 16 rintocchi alla mezzanotte del 31 dicembre di ogni anno: 8 per l’anno appena passato e 8 per quello che cominciava.

 

Nella giornaliera attivita della nave la campana di bordo si utilizzava quindi per avvertire l’equipaggio del momento delle mense, la sveglia e in tutti le altre attivita di vita di bordo, con il passare del tempo le campane furono sostituite dai fischi e trombe.

Anche con l’avvento delle prime reti interfoniche, l’utilizzo della campana perdura ancora per segnalazioni nella nebbia.

In mare, con cattivo tempo, se non si è più che attenti non si può percepire nulla: ma qualunque siano le circostanze, non si può fare a meno di sentire fischi, corni, colpi di gong e di cannone, e campane! Vale a dire tutti i segnali sonori che dalla notte dei tempi sono stati utilizzati sulle navi per attirare l’attenzione.

Non solo, ma i marinai hanno ben presto fatto parlare, per così dire, le campane e i fischietti con una lingua tutta loro: le campane per esempio battono le ore con colpi doppi, mentre i fischietti, trasformatisi in sirene, segnalano le manovre che la nave sta compiendo.

Ancora oggi sui vecchi piroscafi, sull’albero di maestra, esiste un’altra campana, di piu ridotte dimensioni, per il solo battere delle ore.
Oggi la presenza delle campane a bordo delle navi non è solo un fatto di tradizione.

 

Il Regolamento Internazionale per prevenire gli abbordi in mare, firmato a Londra il 20
Ottobre 1972, prevede (Regola 33) che “una nave di lunghezza uguale o superiore a 12
metri deve essere provvista di un fischio o di una campana” e circa i segnali sonori in condizioni di visibilita ridotta (Regola 35) stabilisce che “una nave all’ancora deve ad intervalli non superiori ad un minuto suonare la campana rapidamente per circa 5 secondi.

Su una nave di lunghezza uguale o superiore a 100 metri la campana deve essere suonata a prora ed immediatamente dopo il suono della campana deve essere suonato rapidamente nella parte poppiera della nave.”

Sulle navi, per molto tempo, fino al XVIII secolo, sebbene la campana non fosse più del tipo battente, veniva montata come quella delle chiese: ossia infilando una sbarretta nella “corona” /le due piccole piastre forate e parallele poste in cima al corpo della campana).

La campana veniva però suonata muovendo il battacchio.
Battacchio al quale venne legato un pezzo di corda intrecciata che aveva lo scopo di fare peso e quindi tenerlo fermo il più possibile, e di poter suonare la campana all’occorrenza.

E qui abbiamo una bella “chicca” per i “non Marinai”: come sappiamo in marina non esistono corde ma semplicemente: cime,. L’unica parte di cavo che può essere chiamata corda è proprio quella che è appesa al battacchio!

Curiosità

Il nome della nave è sempre inciso sulla testata della campana e veniva inciso anche l’anno del varo. La prima campana incisa mai recuperata dal mare appartiene ad una nave portoghese naufragata al largo dell’Oman ed è datata 1498. Spesso l’incisione sulla campana permette di capire a quale nave appartiene il relitto di una nave in caso di ritrovamento.

Se il nome di una nave viene cambiato, la tradizione marittima imponeva che la campana originale rimanesse con la nave. Se la nave andava in pensione la campana veniva smontata e conservata. Alcune navi militari hanno due campane in dotazione.

Cuoco e Nostromo
Esiste una tradizione secondo cui, per permettere al cuoco di dormire un pò di più, il nostromo o chi di turno accendeva il fuoco nelle cucine di modo che fosse già pronto al risveglio del cuoco per preparare la colazione. In cambio il cuoco avrebbe lucidato la campana della nave, dovere di competenza del nostromo.

In conclusione avrete capito che la presenza della campana a bordo ha più una valenza storica che realmente funzionale. Ma forse un oggetto del genere ci permette di ricordare quando navigare era un’avventura e, poterlo suonare ogni tanto in caso di nebbia, ci fa sentire ancora immersi in quel tempo fatto di tradizioni.

close
Manteniamo i tuoi dati privati e li condividiamo solo con terze parti necessarie per l'erogazione dei servizi. Per maggiori informazioni, consulta la nostra Privacy Policy.